Il mio psicoterapeuta mi ha conisgliato di analizzare a fondo il mio passato per sforzarmi di ricordare eventuali episodi drammatici legati alla mia infanzia. Certo, devo ammettere che il mio analista ha avuto un'idea brillante, degna di pubblicazione nelle migliori riviste di psicologia (Donna Moderna, Cosmopolitan, Vanity Fair)... Giacchè lo pago fior di quattrini ogni mese, ieri notte sono stata a riflettere su quale potesse essere un evento drammatico della mia fanciullezza. All'improvviso, come un incubo, il ricordo è affiorato.
Facevo la seconda elementare, ero una graziosa bambinella pelosa e grassoccia...Le maestre avevano deciso di organizzare una favolosa festa di Carnevale e avevano convocato le mamme per decidere il da farsi. Ovviamente, mia madre non si era presentata alla riunione, che avevo dovuto presenziare io al suo posto. Le maestre lanciano la patata bollente: niente vestitini da principesse e ballerine, niente moschettieri e Zorro, quest'anno le mamme confezioneranno gli abitini per i propri bambini, che dovranno essere fantasiosi e originali. Colpo di scena! Alla mamma di Marina, che era già canuta dalla prima elementare, venne un collasso: il Carnevale era l'unico momento in cui poteva travestire la figlia da bambina! La mamma di Isabella, che aveva già programmato tutti i regali per le maestre fino alla
Quando tornai a casa dissi a mia mamma della brillante idea delle mie maestre. Mia madre fu, manco a dirlo, entusiasta: che bella ideaaaaaaaaaaa!!!!Evvivaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!Yuppieeeeeeeeeeee!!!!
Tempo 2 giorni e aveva già partorito
Ora, devo premettere che mia madre non è una persona molto normale, ma quest'idea non era tutta farina del suo sacco...o meglio l'ispirazione le era venuta da un'orribile regalo che una sua amica aveva fatto a mio fratello: un sacco giallo con gli occhi e la bocca che se veniva schiacciato al centro rideva rideva rideva e poi diceva: "sono un sacco di risate!"
Io, che non avevo il coraggio di contraddire mia madre quando aveva le sue illuminazioni, incassai in silenzio il colpo infertomi dalla sua perversa fantasia.
Nel frattempo le altre mamme avevano organizzato in assoluta segretezza il comitato DIFENDIAMO CENERENTOLA a cui mia madre, della quale non sapevano nemmeno l'esistenza, non venne ovviamente invitata.
Il mio vestito era così strutturato: un vero sacco di patate, di quelli di juta alto circa un metro e venti, con due buchi per le gambe e due per le braccia. La testa doveva essere infilata dalla parte dell'apertura del sacco. Nel tessuto aveva cucito con "letterine spiritose" di feltro SONO UN SACCO DI PATATE, SONO UN SACCO DI RISATE, SONO UN SACCO SPIRITOSO. Mi aveva anche creato un cappellino.
Per invogliarmi ad indossare quel cilicio mi aveva promesso di mettermi il rossetto, e io, che non potevo dire di no al rossetto, decisi di assecondarla.
Goffa goffa arrivai in classe. Ero
Piano piano, come in un incubo, cominciarono ad arrivare Cenerentola,
“Da cosa sei vestita?” mi chiedevano gli altri bambini. Nessuno riusciva a capire la sottigliezza del mio vestitino, nessuno compreso me che mentre pensavo per quale motivo mia madre avesse deciso di immolarmi in quel modo crudele alla pubblica gogna,cercavo di tirare su le lacrime pensando che se mi fosse gocciato il naso mi sarei rovinata il rossetto. Tutti ridevano e mi additavano, nessuno voleva ballare o giocare con me: il mio vestito pungeva. Avevo prurito dappertutto. Fu uno dei giorni peggiori della mia vita. Quel giorno scoprii di essere inesorabilmente condannata ad essere DIVERSA.